C’è una scintilla speciale che scocca quando la grande musica incontra la spiritualità più pura. È quella che lega da anni Mons. Valentino Miserachs Grau — compositore di chiara fama, già preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra e profondo conoscitore dell’animo liturgico — alla Provincia Serafica di Umbria e Sardegna dei Frati Minori.
Non è un legame solo professionale, ma un’amicizia “in musica” che dura da tempo. Molte delle sue opere, come Nella Cena del Signore o Vieni Signore, dimora tra noi, risuonano già quotidianamente tra le navate delle basiliche di Assisi, accompagnando la preghiera di frati e pellegrini. Proprio a lui, con la mediazione di fra Matteo Ferraldeschi, è stato affidato il compito solenne di dare voce al Centenario del Transito di San Francesco.
“Francesco”: una scintilla tra le note
“La prima parola dell’inno, ‘Francesco’, è venuta subito, come una scintilla, e poi tutto è venuto da sé,” racconta Mons. Miserachs Grau descrivendo la genesi dell’opera. Nonostante la statura del compito, il Maestro ha accolto la richiesta con l’umiltà e la cura di chi scrive per la Chiesa: “Ci metto sempre la massima cura… se uno scrive qualcosa per la liturgia gli fa piacere perché è una forma di preghiera“.
L’inno “Francesco, fuoco d’amor crocifisso” non nasce nel vuoto, ma su un testo curato dal Prof. Angelo D’Acunto, noto ad Assisi per la sua sensibilità letteraria. Miserachs ha lavorato in simbiosi con queste parole, limandone la metrica per renderle ali per la musica, con un obiettivo chiaro: raccontare il mistero di “Sorella Morte” e il passaggio del Santo alla gloria eterna.
Una musica per tutti: l’eredità di Pio X e il tocco di Nino Rota
Cosa rende questo inno speciale? La sua oggettività e la sua cantabilità. Monsignore cita la “norma aurea” di San Pio X: la musica è tanto più sacra quanto più si ispira al canto gregoriano. Seguendo l’insegnamento del Maestro Nino Rota — secondo cui bisogna mettere la stessa serietà sia in una sinfonia che in una “pappa col pomodoro” — Miserachs ha creato un’opera che è allo stesso tempo solenne e popolare.
“Sempre immagino un popolo che canta a voce spiegata”.
L’inno è strutturato con un ritornello immediato e strofe che possono essere eseguite a una o quattro voci, rendendolo accessibile a ogni corale e a ogni fedele.
Se si dovesse descrivere l’anima di questo nuovo componimento, il Maestro non ha dubbi: è “francescano”. È una musica che riflette l’ottimismo, la semplicità e lo spirito di quel Francesco che per il compositore è “l’immagine viva di Cristo”.
Un respiro universale: dalla Siria ad Assisi
L’inno sta già assumendo una dimensione internazionale. I Frati Minori della Siria si stanno infatti adoperando per completare la traduzione del testo in lingua araba, permettendo così al messaggio francescano di risuonare anche nelle terre colpite dal dolore, trasformandolo in speranza.
La prima esecuzione ufficiale
Il momento tanto atteso della presentazione ufficiale è ormai vicino. L’inno sarà cantato per la prima volta dalla Corale Porziuncola, diretta da fra Matteo Ferraldeschi, in una cornice di eccezionale solennità. L’appuntamento è per domenica 8 Febbraio alle ore 11:30, presso la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli. La solenne Celebrazione Eucaristica sarà presieduta dal Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme.
Questa prima esecuzione sarà solo l’inizio di un cammino corale che ci accompagnerà per tutto l’anno centenario. L’inno risuonerà infatti in tutte le grandi occasioni francescane, come ad esempio la solennità del Perdono di Assisi e la celebrazione del Transito.
L’inno “Francesco, fuoco d’amor crocifisso” non è solo un brano da ascoltare, ma un patrimonio da far proprio. È un invito a cantare insieme la bellezza di una vita che si fa lode, anche nel momento del congedo dal mondo.



