Con il patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi
Dal 19 al 22 marzo 2026, le massime autorità della scienza, della teologia e della cultura si riuniranno alla Domus Pacis per ridefinire il valore della vita e del fine vita nell’ottava ricorrenza del Transito di San Francesco.
“Le stelle che passarono sopra quel corpo scarno e consunto che giaceva rigido sul pavimento di pietra, per una volta in tutte le loro luminose rivoluzioni intorno a un mondo di umanità sofferente, guardando giù videro un uomo felice”.
Così si esprime G. K. Chesterton sul Santo di Assisi. Francesco si era preparato a quel momento ed ebbe la forza di chiamarla “sorella morte” quando ai più sembrava solo maledizione. La si vedeva per le strade, in ogni luogo, era una faccenda quotidiana, era parte della vita. Oggi, a ottocento anni dalla sua fine terrena, san Francesco ripropone a noi una sfida: che cosa pensiamo della morte? Come l’affrontiamo? Come ci prendiamo cura di chi sta per finire i suoi giorni? Interrogativi che trovano senso nel più ampio orizzonte con cui guardiamo alla vita.
Da questo paradosso fecondo – la morte chiamata “sorella” laddove il mondo vede solo maledizione – che trae linfa il Convegno Nazionale “Per Francesco sorella è la morte. Una provocazione alla vita”, che si terrà alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli dal 19 al 22 marzo 2026.
Il coordinamento dei lavori e la conduzione delle giornate del convegno sono curati da Gianni Cervellera, teologo e esperto di formazione in sanità.
Un’epopea dello spirito nel cuore dell’Ottavo Centenario
Nel volgere dell’Ottavo Centenario della morte del Poverello, Assisi si fa grembo di una riflessione coraggiosamente rivoluzionaria. In un’epoca che tende a rimuovere il limite, a nascondere il dolore o a sminuire il valore della vita nelle sue fasi di estrema fragilità, questo consesso si prefigge di elaborare una sintesi etica di rilevanza internazionale: la Carta di Assisi su sorella morte.
Non si tratta di un mero esercizio accademico, bensì di un atto politico e teologico volto a riaffermare l’intangibilità della dignità umana in ogni suo stadio. Il convegno, patrocinato dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, si intreccerà con un’opera segno di straordinario valore civile: il progetto di un Hospice pediatrico, presentato dalla Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, come testimonianza tangibile di una carità che si fa struttura e cura.

I quattro panel tematici:
Il percorso riflessivo si snoderà attraverso quattro panel fondamentali, moderati da figure di spicco come fra Fabio Nardelli ofm e la giornalista di Avvenire Viviana D’Aloisio:
Panel MORTE – L’Orizzonte del Transito: Una sessione coraggiosa sulla “morte negata” e “sfidata” nella società attuale, con i contributi del giornalista Alessandro Sortino, dello scrittore Marco Erba e del medico palliativista Giulia Nazzicone. La riflessione teologica sarà curata da fra Massimo Travascio, ofm, Custode della Porziuncola e da fra Roberto Pasolini, Predicatore della Casa Pontificia.
Panel INFIRMITATE – La Fenomenologia del Limite: Un’indagine profonda sulla fragilità umana che vedrà confrontarsi lo psichiatra Tonino Cantelmi e l’anestesista della Sapienza Flaminia Coluzzi, insieme a esperti della cronicità come Mario Sabatelli e delle cure palliative come Claudia Benedetti.
Panel TRIBULATIONE – Il Dolore e la Solitudine: La sofferenza non solo fisica ma relazionale sarà al centro dell’intervento di Alberto Siracusano, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, affiancato dallo psicologo camilliano p. Arnaldo Pangrazzi e dalla psicoterapeuta Francesca Alfonsi.
Panel CURA – La Relazione Generativa: La cura come gesto d’amore e scienza. Il Direttore del Dipartimento di Oncologia del Gemelli Isola, Vincenzo Valentini, illustrerà il valore della relazione nel percorso oncologico, aprendo la strada a workshop esperienziali sulle “arti della cura” nei luoghi francescani.
Oltre la negazione: una cultura del compimento
Il convegno avrà il merito di analizzare anche la “morte negata” e la “morte esibita” della società mediatica, grazie agli interventi di figure come Alessandro Sortino e Davide Rondoni, che indagheranno la narrazione del limite attraverso la poesia e la letteratura.
Assisi, dunque, torna a parlare al mondo. Non per celebrare la fine, ma per testimoniare, come farà Enrico Petrillo nel segno di Chiara Corbella, che «siamo nati e non moriremo più». L’obiettivo è consegnare ai posteri, e alle massime autorità che guardano a questo evento, un messaggio di speranza che sappia abitare la tribulatione con la forza della fraternità.
PRIMO GIORNO – 20 MARZO
Sorella morte: si apre il Convegno
Si è aperto alla Domus Pacis di Assisi il Convegno Nazionale “Per Francesco sorella è la morte. Una provocazione alla vita”, uno degli appuntamenti più rilevanti nel calendario dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi.
L’apertura ufficiale del convegno “Sorella Morte”, promosso dalla Provincia Serafica di Umbria e Sardegna con il patrocinio del Comitato Nazionale Centenari Francescani e dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, è stata affidata al Cantico delle Creature, letto da Fra Gianluca Busonera, uno dei responsabili organizzatori del Convegno. A Gianni Cervellera, esperto di formazione in sanità e coordinatore del Convegno, il compito di sottolineare come San Francesco abbia trasformato la paura della morte in accoglienza, citando Chesterton: “Le stelle… videro un uomo felice” e ricordando che il Santo chiamò la morte “Sorella Morte”. Ha proseguito riflettendo sulla possibilità di scoprire la benedizione nella fragilità, richiamando le parole di Papa Francesco: “Avverto nel cuore la benedizione che si nasconde dentro la fragilità”.
Fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale, ha spiegato l’intento del convegno: riflettere seriamente sul limite e sulla fragilità della vita attraverso tre parole chiave del Cantico: infirmitate, tribolazione e morte. Il Ministro ha osservato come oggi la morte sia spesso vissuta in privato e in solitudine, e ha sottolineato l’importanza di risignificare questi termini, aprendo il dialogo a medici, psicologi, operatori sanitari e istituzioni.
Riferendosi la lettera enciclica di Giovanni Paolo II Fides et Ratio (1988) ha ricordato che fede e ragione sono come due ali di una colomba: entrambe necessarie per comprendere la verità. Ha evidenziato come la scienza, la fede e la cura siano strumenti complementari per affrontare la sofferenza, la malattia e la morte, cercando una verità luminosa che si ispira alla vita di Francesco, capace di suscitare una nostalgia delle nostre origini e dei valori autentici. Ha concluso invitando i partecipanti a vivere il convegno come un tempo di riflessione, con coraggio e attenzione, cercando la verità attraverso fede, ragione e cura.
Don Massimo Angelelli – direttore Ufficio pastorale della salute CEI – ha ricordato la necessità di riportare la morte al suo significato naturale: “Abbiamo smesso di pensare la morte come un evento naturale… la morte non c’è, semplicemente non c’è, c’è la vita finché c’è la vita e poi c’è il decesso”. Angelelli ha sottolineato la centralità del fine vita terrena nella vita cristiana e l’importanza di un linguaggio che accompagni la vita fino alla sua conclusione. Il professor Massimo Antonelli, anestesista e rianimatore, ha evidenziato il ruolo quotidiano della morte nella professione medica e l’importanza di un approccio empatico: “La morte per noi rianimatori è un evento quotidiano… frequentiamo la dimensione che cerca di essere empatica nei confronti di chi sopravvive a un amato o congiunto”. Infine, l’onorevole Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità, e Carlo Deodato, Presidente di sezione del Consiglio di Stato, hanno portato i loro saluti sottolineando il valore della vita, delle istituzioni e della cura delle persone, con l’invito a riconoscere in ciascuno le potenzialità oltre i limiti: “Dobbiamo vedere in ogni persona che abbiamo vicino le potenzialità e non i limiti… un diritto importante che a volte non viene tanto citato, quello di essere felici”.
A seguire, la serata inaugurale continua con il Cantico delle Creature, nella composizione musicale di Domenico Stella, eseguito dalla Corale Porziuncola, e la Lectio francescana di Katia Roncalli, dedicata a una domanda tanto semplice quanto radicale: si può morire restando umani? Un interrogativo che attraversa non solo la teologia, ma la pratica quotidiana della cura, dell’accompagnamento e della responsabilità condivisa.
Da domani, il lavoro entrerà nel vivo con i quattro panel tematici che strutturano l’intero percorso. Un impianto solido, che tiene insieme riflessione teorica ed esperienza concreta, moderato da figure di riferimento come fra Fabio Nardelli e la giornalista di Avvenire Viviana D’Aloisio.












SECONDO GIORNO – 21 MARZO
La giornata di venerdì 21 marzo si è svolta all’insegna della riflessione sul tema della malattia, della fragilità e della cura, intrecciando prospettive spirituali e mediche.
La mattina si è aperta con la celebrazione eucaristica presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, seguita, all’Hotel Domus Pacis, da una riflessione sulla morte. Il panel “Infermitate” ha poi approfondito diversi aspetti della sofferenza umana: dalla fragilità e i limiti della persona, al dolore fisico, fino alle cure palliative e alle patologie croniche e neurodegenerative.
Dopo una pausa, la giornata è proseguita con il panel “Tribulatione”, centrato sul disagio della solitudine e sull’esperienza della sofferenza, affrontando temi come la comunicazione della diagnosi e il ruolo delle emozioni.
Nel pomeriggio, il focus si è spostato sulla “Cura”, con una riflessione ispirata alla figura di Francesco d’Assisi e alla dimensione relazionale della medicina, in particolare in ambito oncologico. I workshop hanno poi offerto uno spazio più esperienziale, toccando l’arte della cura, la narrazione del dolore, il rapporto tra corpo ed emozioni e l’accompagnamento spirituale.




















TERZO GIORNO – 22 MARZO
La terza giornata del Convegno Nazionale ad Assisi si è aperta con l’Eucaristia presieduta da Mons. Ivan Maffeis, alla presenza del Ministro Provinciale fra Francesco Piloni.
Sotto la moderazione di Viviana Daloiso, i lavori alla Domus Pacis sono stati introdotti da fra Pietro Maranesi sulla “morte sorella“. Il panel mattutino ha esplorato il tema attraverso quattro sguardi: la psicoterapeuta Beatrice Toro sul lutto, il giornalista Alessandro Sortino sulla morte nei media, lo scrittore Marco Erba su nuove parole per gli adolescenti e il sociologo Massimiliano Padula sul “foreverismo” digitale.
Fra Roberto Pasolini ha poi offerto una profonda riflessione biblica a partire dal tema della nudità. La mattinata si è chiusa con la testimonianza di medici e cappellani sulla necessaria alleanza di cura nel dolore.
Nel pomeriggio, lo scrittore Edoardo Rialti e fra Emanuele Rimoli hanno indagato il limite umano tra letteratura e teologia, introducendo numerosi workshop tematici su hospice, cure palliative e memoria.
La giornata è culminata nello spettacolo “Hai turbato la Signora” con il poeta Davide Rondoni e i musicisti dell’Orchestra Popolare Italiana: un intreccio di versi e note che, nel solco di san Francesco, ha trasformato il timore della fine in una luminosa festa della Vita.



























QUARTO GIORNO – 22 MARZO
Il percorso di riflessione “Per Francesco, sorella è la morte” si è concluso oggi ad Assisi con una solenne celebrazione nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Presieduta dal Ministro Generale dei Frati Minori, fra Massimo Fusarelli.
La mattinata ha ribadito l’impegno della Chiesa verso chi soffre. L’evento non è rimasto un puro esercizio teologico, ma ha espresso la volontà di lasciare un'”Opera Segno” tangibile per i Centenari Francescani.
Il panel conclusivo, che ha visto protagonisti don Massimo Angelelli (Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI), Francesca Di Maolo (Presidente della Fondazione Istituto Serafico di Assisi), Enrico Petrillo (marito della Serva di Dio Chiara Corbello) e fra Francesco Piloni (Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna) ha ripreso le ultime parole del Poverello per ricordare che ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. La testimonianza di Enrico, unita all’impegno quotidiano dell’Istituto Serafico, ha ricordato che “siamo nati e non moriremo mai più“, trasformando il limite della morte in un orizzonte di speranza.
Il culmine della giornata è stata la presentazione dell’Hospice Pediatrico regionale da parte della Presidente dell’Umbria, Stefania Proietti. Questa struttura, finora assente nel territorio, non sarà un ospedale tradizionale ma una “casa” per accogliere le famiglie nella tempesta. L’Hospice offrirà supporto specialistico e addestramento medico, garantendo ai genitori autonomia e calore domestico. L’obiettivo è sollevare i caregiver dall’isolamento, offrendo spazi di stabilizzazione per i piccoli pazienti. Tale progetto trasforma la cura dei più fragili in un’eredità vivente del messaggio di San Francesco.























