Francesco tra le righe: Bartoli Langeli svela il “Francesco scrittore”
Mercoledì 8 ottobre 2025, la Sala dei Notari di Perugia ha accolto un pubblico numeroso per l’incontro con Attilio Bartoli Langeli, illustre paleografo e storico della scrittura.
Il X° appuntamento nell’ambito di Francesco tra le righe, rassegna promossa dalla Provincia Serafica dei Frati minori di Umbria e Sardegna con la collaborazione dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università per Stranieri, si inserisce nel ciclo di incontri dedicati al Centenario del Cantico di frate Sole, con l’obiettivo di restituire la voce autentica del Santo d’Assisi attraverso i testi e le testimonianze coeve.
Nel suo intervento, Bartoli Langeli ha dedicato ampio spazio all’analisi Cantico di frate Sole nelle sue varianti manoscritte e nei suoi passaggi più controversi. Lo studioso ha sottolineato che Francesco “non scrive” il Cantico nel senso moderno del termine, ma “lo fa”, lo compone come esperienza viva e corale, trasmessa per via orale prima ancora che per iscritto. Le diverse lezioni testuali – ha osservato – non sono errori di copisti, ma tracce di una tradizione viva, che passa “dalla voce di Francesco al ricordo dei suoi fratelli”. In questo senso, il Cantico è più vicino a una preghiera cantata che a un testo letterario fissato una volta per tutte.
Il professore ha ricordato anche come la seconda parte del Cantico nasca da un’esperienza di riconciliazione e di pace, e che la lingua di Francesco – un volgare semplice, intriso di echi biblici – rappresenti una delle radici della letteratura italiana. “Il Cantico di frate Sole – ha detto Bartoli Langeli – è una pagina di teologia poetica, una lode che abbraccia il creato e restituisce la voce di un uomo che, cantando, trasforma il dolore in gratitudine”.
Nel dialogo conclusivo, Bartoli Langeli ha insistito sul valore delle parole di Francesco, non solo come veicolo di senso ma come gesto incarnato di voce e di tempo. Il Cantico di frate Sole – ha ribadito – non nasce per essere letto, bensì per essere detto e cantato: è una scrittura vocale, animata da un ritmo che si fa preghiera. In essa, la parola si fa suono, quasi eco della creazione stessa. Il professore ha poi invitato a riflettere sul significato dei “vuoti” e degli spazi lasciati nei manoscritti francescani.
Particolarmente intensa la sua lettura dell’ultima strofa del Cantico, quella che celebra “sora nostra Morte corporale”: strofa, ha detto, “che è al tempo stesso perdono e compimento”. Francesco, ormai prossimo alla fine, trasforma il limite della vita in un atto di canto, e nella voce che chiude il Cantico si compie la sua teologia poetica.












Attilio Bartoli Langeli, già docente di Paleografia e Diplomatica nelle università di Perugia, Venezia, Padova e Roma Tor Vergata e presso la Pontificia Università Antonianum. È stato presidente della Deputazione di storia patria per l’Umbria e vincitore del Premio internazionale Ascoli Piceno per la medievistica (2014). Dal 2000 è membro del Comité international de Paléographie.
Ambiti di ricerca: le discipline della scrittura, del documento e del libro del Medioevo latino. Gran parte delle sue ricerche sono state dedicate inoltre alla storia delle istituzioni dell’Umbria medievale. Principali pubblicazioni: Gli autografi di frate Francesco e di frate Leone (Brepols, 2000); La scrittura dell’italiano (il Mulino, 2000); Notai. Scrivere documenti nell’Italia medievale (Viella, 2006); a cura di Massimiliano Bassetti ed Enrico Menestò: Studi sull’Umbria medievale (Fondazione CISAM, 2015).