Al suo secondo incontro, Davide Rondoni rivela il cuore di San Francesco: l’Altissimo, la “violenta” amicizia e la libertà della povertà.
Oggi, sabato 5 luglio, la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ha ospitato il poeta Davide Rondoni, figura centrale del panorama letterario italiano e presidente del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. L’incontro, inserito nel ricco calendario della rassegna “Francesco tra le righe” (organizzata dalla Provincia Serafica con l’Università di Perugia e l’Università degli Stranieri), ha offerto un’opportunità unica per una rilettura profonda e innovativa del Cantico delle creature.
Rondoni, con la sua vasta esperienza letteraria e spirituale, frutto di una lunga e appassionata frequentazione del testo francescano, ha saputo riaccendere la luce sul Cantico, sottraendolo a letture riduttive e strumentalizzazioni contemporanee. Questo appuntamento segue il successo del seminario tenuto da Rondoni lo scorso 13 maggio 2025 presso l’Università Cattolica di Milano.
In un’epoca in cui il nome di San Francesco è spesso associato a cliché e semplificazioni, Rondoni ci offre uno sguardo profondo e “sgomento” sulla figura del Poverello d’Assisi, scrostando via le interpretazioni superficiali per rivelarne l’essenza più autentica. Il suo discorso, intriso di una rara lucidità, ci invita a riscoprire un Francesco non solitario, ma profondamente immerso nella fraternità, un uomo la cui vita e il cui celebre “Cantico delle Creature” sono interamente dominati dal senso dell’Altissimo.
La fraternità come cuore di Francesco
Rondoni sottolinea con forza un aspetto cruciale spesso trascurato: Francesco non era un solitario. La sua stessa capacità di chiamare “fratello sole” e “sorella luna” nasceva da una “violenta” amicizia e da una profonda comunione con i suoi compagni. “Francesco non ha voluto stare da solo, la prima cosa che ha fatto è stare con i suoi frati, i suoi fratelli” afferma Rondoni. Senza figure come Masseo, Jacopa, Leone e Chiara, Francesco non sarebbe stato sé stesso. Per questo, lo scrittore preferisce parlare di “Francesco fra le rughe”, un’immagine che evoca non la somiglianza individuale con il santo, ma la potenza del “due o tre che stanno insieme”. Il Cantico delle Creature stesso, spiega Rondoni, è innanzitutto un dono fatto agli amici, una poesia regalata a chi stima la tua “umanità molto ricca“, ben diversa da uno slogan vuoto.
Oltre gli stereotipi: la verità del Cantico
Il discorso del poeta si scaglia contro le “parole vacue” che circondano Francesco, come quella del “primo ecologista”. “Vai a trovare un ecologista che chiama la morte ‘sorella’ e poi ne riparliamo” provoca Rondoni, invitandoci ad andare a fondo per rompere queste false narrazioni. Il vero tessuto del Cantico e della vita di Francesco è l’essere dominato dal senso dell’Altissimo. “Altissimo, Onnipotente“, queste sono le prime parole del Cantico, a cui Francesco ha aggiunto l’aggettivo “buono”.
Francesco era un uomo vivo, commosso dall’incarnazione, e questa commozione era proporzionale al suo “sgomento dal senso della vita”. “Se non sei sgomento dal senso della vita Gesù Cristo non ti commuove” chiosa Rondoni. L’incontro che ha rivoluzionato la vita di Francesco, rendendo i lebbrosi non più un ribrezzo, non è stato con la natura, ma con Gesù Cristo. Per questo, il Cantico delle Creature è un canto che appartiene a ogni cristiano, un canto che inizia con lo sgomento di fronte all’Altissimo e trova respiro nell’aggettivo “buono”.
La poetica della povertà: amare ciò che non è mio
Rondoni traccia una connessione profonda tra l’elemento poetico di Francesco e l’elemento morale della povertà. Francesco, figlio della terra dei trovatori, eredita una poetica d’amore che mette in scena la differenza tra l’amore e il possesso. Amare una “donna lontana” significava amarla non perché fosse tua, ma perché esisteva, perché voluta dal Creatore. Questa è la radice della povertà di Francesco: non la miseria, ma “quel brivido che si ha quando si guarda qualcuno/qualcosa che è tuo, ma sai che non ti appartiene“. Ogni creatura è un segno che non ci appartiene, per questo è amabile. La povertà è “la cosa che ama di più Dio“.
Questa prospettiva illumina anche la rivoluzionaria espressione “sorella morte”. La morte è sorella perché è sorella della povertà, il punto massimo in cui riconosci che la tua vita non ti appartiene.
La rivoluzione della parola “creatura” e la pace del risorto
La parola “creatura” è un altro concetto rivoluzionario nel pensiero di Francesco. In un mondo in cui si insegna ai giovani a non sentirsi creature, a non avere una “benedizione alle spalle”, la parola creatura restituisce dignità e senso. Essere una creatura significa essere amati in quanto segno di Dio, e la somiglianza tra l’uomo e Dio risiede nella libertà. Gli atti che dimostrano questa somiglianza sono la parola e il perdono. Il perdono è un atto di ricreazione, per questo Francesco vi punta nel Cantico ed è altresì convinto che i sofferenti saranno “incoronati” per quanto hanno patito.
Anche la pace invocata da Francesco è diversa da una semplice tregua; è la pace che conferisce il Risorto, una pace che si può avere anche in un contesto di guerra. È per questo che Francesco la augura a chi incontra.
La speranza in una società affamata dell’Altissimo
In chiusura, Rondoni offre uno sguardo di speranza. La nostra non è una società secolarizzata come si vorrebbe far credere; ovunque ci si volga, c’è una domanda di senso, di significato, di Altissimo. La nostra società è “affamata dell’Altissimo“. È vano parlare di tolleranza, inclusione e relazione, valori fondati sul cristianesimo, se il cristianesimo stesso viene meno. Senza di esso, quegli stessi valori diventano “aria fritta”.
L’intervento di Rondoni ad Assisi ha affascinato un pubblico attento e numeroso, desideroso di cogliere ogni sfumatura di questa profonda rilettura del Cantico.L’entusiasmo e la profondità delle domande hanno dimostrato come il progetto “Francesco tra le righe” stia effettivamente raggiungendo il suo scopo di stimolare la riflessione e avvicinare il pubblico al mondo della poesia e della letteratura contemporanea attraverso la lente del Cantico francescano.
Il ciclo di incontri “Francesco tra le righe” proseguirà il 24 settembre con Francesca Tuscanio, offrendo un’occasione unica per riscoprire il patrimonio letterario italiano e la sua intrinseca connessione con le radici più profonde della nostra cultura e spiritualità.











